Home > Collezioni

Collezioni

La missione del Museo non è solo quella divulgativa o quella educativa legate all’attività espositiva tout court, il Museo ha anche il compito di conservare, custodire e catalogare. Ad esso la comunità di appartenenza affida il compito di tutelare le vestigia del passato e possibilmente di studiarle e poi ritrasmetterle alla comunità stessa. Per queste ragioni troverete che nella maggior parte dei Musei sono più le collezioni non esposte al pubblico di quelle che invece si sceglie di dover esporre. Quello che vediamo spesso lungo le sale del Museo è solo la punta di un iceberg, forse il materiale migliore, il più interessante e significativo, ma pur sempre una piccola parte di quanto si trovi nei caveau. Il grosso delle collezioni si trova, infatti, nei magazzini, a disposizione di studiosi, scienziati e appassionati che attendono il momento opportuno per pubblicare i risultati delle loro faticose ricerche e, nel migliore dei casi, trasformare i loro studi in una mostra che presenti ad un pubblico il più vasto possibile, le novità delle loro intuizioni.
Sebbene sia un Museo molto giovane, anche il Museo Naturalistico del Territorio G. Pusceddu, comincia ad avere una certa quantità di collezioni museali non esposte al pubblico, alcune in fase di studio e catalogazione, altre già studiate e trasformate in mostre itineranti. Tra le principali collezioni ricordiamo la più volte citata Collezione di giocattoli tradizionali che, data la deperibilità dei materiali, si connota più come un bene immateriale che come un bene materiale, come un giacimento di conoscenze che si rigenera periodicamente dalle sue ceneri fin tanto che avrà lo scopo di esistere, come un’araba fenice sarda. La più importante collezione museale, almeno per quantità di reperti, è però la Collezione Boassa, che conserva più di 3.000 reperti fossili, prevalentemente bivalvi, gasteropodi ed echinidi. Tale collezione fu acquistata prima ancora dell’apertura al pubblico del Museo ed avrebbe dovuto costituire la base per una quarta sala permanente, quella geologica, poi per svariate ragioni mai realizzata. Il Museo, inoltre, ha recentemente acquisito uno storico Gabinetto di Fisica appartenuto ai Padri Scolopi di Sanluri, con pezzi che vanno dalla fine dell’Ottocento agli anni ’60 e ’70 del Novecento. La Collezione di strumenti storici di Fisica, che attualmente è in fase di inventariazione e catalogazione con l’ICCD (Istituto Centrale del Catalogo e Documentazione) dovrà essere studiata e corredata da apposita pannellistica al fine di una prossima esposizione al pubblico. Sempre nell’ambito del medesimo lotto sono stata acquisiti anche una serie di animali tassidermizzati e alcune collezioni di fossili, minerali e animali messi in formalina che attendono tuttavia di essere catalogati e studiati. Ad onor del vero va anche segnalato un piccolo, ma prezioso, nucleo di opere d’arte che negli anni sono state donate al Museo dagli artisti sardi e stranieri che a vario titolo hanno collaborato o esposto nelle sale museali.
Abbiamo voluto inserire in questa sezione anche il Parco Geobotanico del Mediterraneo, perché al suo interno sono state impiantate delle piantine speciali che custodiscono un vero e proprio patrimonio genetico della Sardegna, e i Laboratori del DNA, che completano la parte scientifica del Museo ed aprono nuove prospettive alla ricerca. Infine non potevano mancare la Biblioteca del Museo e le pubblicazioni che, negli anni, il Consorzio e il Museo hanno realizzato. La prima, che si può intendere come un fondo librario, è importante anche per il valore socio- culturale che riveste, in quanto fu la storica biblioteca dei Padri Scolopi di Sanluri, sui cui libri si sono formati generazioni e generazioni di studiosi e professionisti che oggi rappresentano i ranghi dirigenziali dell’intero territorio, mentre le pubblicazioni del Museo e del Consorzio sono di enorme importanza perché testimoniano del processo di trasformazione che in trent’anni di attività la presenza del Consorzio Turistico ha innescato in un territorio che prima era a prevalente vocazione agro-pastorale.