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Sardara

Sardara, 4217 abitanti, secondo la leggenda, deve le sue origini alla regina omonima e allo sposo Lesite che insegnarono agli abitanti l’arte della coltivazione della terra, e la fecero diventare uno dei granai dei punici prima, dei romani poi. Altri ne fanno derivare il nome da Sarda-Ara, l’altare dei Sardi o dal fenicio Sarad (rosso), in riferimento alla terra rossa, ferrosa, delle sue campagne.

Le scoperte, avvenute in località Is Arenas, testimoniano che Sardara fu abitata già dal paleolitico; abbondanti sono le tracce del neolitico, specie in località Pranu Sisinni, mentre risulta interessante la densità di siti nuragici, ben 30 nuraghi, la più alta di tutta la Marmila. Tra questi si segnalano Jana, Ortu Comidu, Barumeli, Arbicci, Camparriga, Santu Domini. L’abitato stesso di Sardara sorge sull’imponente zona sacra di S. Anastasia. In vari siti sono state trovate emergenze fenicio-puniche risalenti al VI-V sec. a.C., ma è del periodo romano che si hanno le più consistenti testimonianze: le Terme romane, la necropoli di Terr’e cresia, Sincuri etc. Al centro del paese, in Piazza Libertà, nei locali del vecchio Palazzo Municipale (1912), ha sede il Museo Archeologico Villa Abbas, che offre al visitatore un coinvolgente percorso a ritroso nel tempo. Lasciandosi guidare dal personale del museo è quasi doveroso compiere l’itinerario nel cuore antico del paese, cominciando dalla visita dal Santuario Nuragico di S. Anastasia, preziosa testimonianza del culto delle acque in Sardegna. Proseguendo il percorso lungo Via S. Anastasia e Via Salvemini si arriva alla Chiesa di Sant’Antonio (XVIII sec.), dalla bella facciata, disegnata da F. Barroj, e dalla poderosa cupola (1680), che conserva all’interno un altare ligneo policromo. La chiesa della Beata Vergine Assunta al suo interno ospita pregevoli opere d’arte: la statua lignea di S.Bartolomeo (1669 ca.), d’ambito romano, michelangiolesca per l’ampio e muscoloso torace, i due finissimi busti lignei dei SS. Pietro e Paolo, l’organo settecentesco, la bussola, l’altare marmoreo e la balaustra di G.Spazzi, fine ‘700, e il Retablo della Madonna d’Itria (XVIII sec.).

Fuori dall’abitato, nell’area delle antiche Aquae Neapolitanae (II-I sec. a.C.), menzionate anche da Tolomeo, i cui resti, ancora visibili, furono inglobati negli edifici delle prime terme moderne della Sardegna. Al primo stabilimento, storico, edificato agli inizi del ‘900 su progetto dell’architetto Gaetano Cima, nei pressi di un nuraghe, ne segue un secondo, moderno, di recente apertura.

Dall’alto del colle, domina il sito il Castello di Monreale (XII-XIII sec.), edificato sui resti di un antico insediamento nuragico e con successivi segni di frequentazione punica e bizantina. Roccaforte strategica del Giudicato d’Arborea, ne costituiva la sua ultima difesa essendo al limite del contiguo giudicato di Cagliari. L’unicità del Castello di Monreale consiste nel fatto che è il solo in tutta la Sardegna ad avere oltre al mastio, restaurato, otto torri e tutta la cinta muraria originaria pressoché intatta.

 

 

 

Tutti gli elementi
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Pozzo di Sant'Anastasia

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San Michele Arcangelo

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San Michele Arcangelo

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Museo Archeologico