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Villamar

Il paese (2.881 abitanti), è situato tra la Marmilla e la Trexenta, a m. 108 slm., e dista 50 Km. da Cagliari. Anticamente il nome di Villamar era Mara Arbarei, palude arborense da Mara zona di natura acquitrinosa e Arbarei zona appartenente al giudicato d’Arborea, infatti, il nucleo storico dell’abitato, sorge tra due fiumi un tempo soggetti a piene alluvionali: il Rio Mannu ed il Riu Cani. I primi insediamenti umani risalgono agli inizi del III millennio a.C., come testimonia la presenza di numerose lame di ossidiana, ma il grande sviluppo dovette aversi solo in epoca nuragica, data la presenza di ben 12 nuraghi: Atzeni, Ruilixi, Croxiu, Mauru Pintau, Sinnas, Genna Obinu, Nureci, Sa Marmidda, Faurras, Domu‘e s’orcu, Is Funtanas, Bruncu S’ollastu. Del periodo storico sono presenti tombe risalenti all’età punica, ubicate in una vasta necropoli conservatasi all’interno del paese, e tracce di vestigia romane.

Dopo le invasioni vandaliche (456-534 d.C.), il periodo di dominazione bizantina (534-900 d.C.) ed in seguito alla nuova organizzazione statuale dell’isola avvenuta durante il periodo giudicale (900-1420 d.C.), la villa di Mara Arbarei viene a trovarsi sotto la giurisdizione del Giudicato d’Arborea quando Villamar diviene anche capoluogo della Curatoria della Marmilla. Villamar conta otto chiese, quattro all’interno dell’abitato e quattro campestri, di cui due tuttora agibili e oggetto di culto, la Chiesa della Madonna D’itria (XVII sec.) e La Chiesa di S. Maria. Nel centro storico, attraversando il Quartiere Maiorchino (XVI sec.), testimonianza storica dei forti legami economici intercorsi tra gli Aymerich e il mondo iberico, s’incontrano le due chiese più importanti: la Chiesa di S.Pietro (XIII sec.), e la Parrocchiale di S.Giovanni Battista (XV-XVI sec.). La prima realizzata in conci di trachite e arenaria è di stile romanico-pisano, presenta due navate, con abside semicircolare e due ingressi, uno in facciata, l’altro nella navata laterale destra. La facciata è divisa in tre parti da due lesene, collegate a loro volta da una serie di archetti ascendenti trilobati che poggiano su alte mensoline decorate con motivi geometrici e vegetali. La facciata della Parrocchiale di S. Giovanni Battista conserva ancora le tracce dell’originario impianto romanico, ascrivibile al XIII sec.: un portale lunettato con quattro incavi che ospitavano bacini ceramici. L’interno della chiesa è ricco di preziosi arredi sacri ma il manufatto certamente più rilevante è il grandioso, splendido retablo posto sull’altare maggiore della Parrocchiale di S. Giovanni Battista, realizzato nel 1518 dal pittore Pietro Cavaro, massimo esponente della famiglia di pittori della Scuola di Stampace.

Tutti gli elementi
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Pozzo di Sant'Anastasia

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San Michele Arcangelo

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San Michele Arcangelo

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Museo Archeologico